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Posted on 18 maggio 2009 in Videogiochi | 0 comments

Già disponibili le prime modifiche per Nintendo DSi

La nuova console portatile Nintendo, inludente anche la carta r4 per nintendo ds,
evoluzione del top seller DS, è uscita da appena un mese, ed ecco che già cominciano ad uscire sul mercato le prime “modifiche”, in grado di eseguire software homebrew o crackato bypassando le protezioni. E’ triste ammetterlo, ma una delle ragioni della enorme impennata di vendite di cui ha goduto il Nintendo DS, soprattutto in Europa, è stato il proliferare di mod chip quali le cartucce R4 e M3, che hanno permesso ad un gran numero di genitori (e proprio qui sta la tristezza, visto che il compito di un genitore DOVREBBE essere quello di educare…) di procurarsi una enorme quantità di software (giochi) in maniera assolutamente gratuita (ed illegale…)
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La storia si è ripetuta anche con il DSi, terzo modello della fortunata serie che Nintendo ha inutilmente cercato di blindare: a poche settimane dall’arrivo sul mercato internazionale, la DS dotata di doppia fotocamera saluta l’arrivo sul mercato della prima flashcart in grado di adattarsi al suo firmware. Chiunque abbia infatti provato ad utilizzare la sua R4 sulla nuova console è rimasto deluso, in quanto le nuove protezioni della console ne impediscono l’avvio.

Per la “gioia” di tutti i genitori aspiranti pirata, sono già disponibili ben due nuove soluzioni: Acekard 2i, è in grado di supportare al massimo le caratteristiche del DSi grazie anche alla compatibilità con schede di memoria microSDHC. DSONEi è addirittura in grado, secondo i suoi ideatori, di funzionare almeno per buoni 4 anni e anche in presenza di aggiornamento di firmware da parte di Nintendo.
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Va comunque detto che non tutto quello che gira su questo tipo di device è illegale: un valido esempio sono le applicazioni meglio note come homebrew, realizzate da appassionati e molto spesso disponibili liberamente. Nonostante ciò la legge si è pronunciata più volte a sfavore di questi stessi dispositivi, giudicandoli illegali e vietandone espressamente la vendita: così come accaduto nella vicenda che vede coinvolta PCBox, società fiorentina portata in tribunale dall’azienda nipponica.

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